Andrea Lattuca

Pierre Gonnord

12-05-2017 12:04

Ho visto per caso i ritratti di questo fotografo.
Meravigliosi.
Guardate, se potete...
https://www.google.it/search?q=pierre+gonnord+fotografo&biw=1536&bih=729&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ved=0ahUKEwjvqtHji-rTAhUEahoKHcG_CIwQsAQIIg

Gonnard dice:
«Cammino alla ricerca di incontri e di altre esperienze di vita. Il ritratto nasce da un’intimità fragile e silenziosa che tenta di lottare contro l’oblio. È la “cannibalizzazione” dell’altro, della sua differenza e della nostra parte comune di umanità. La fusione, l’appropriazione, la trasfigurazione di bellezza, grazia, dignità, che ci rende un po’ più simili. E anche un po’ più eterni. Prestami il tuo viso, lasciati contemplare, ammirare, possedere, lascia che prenda la tua anima per potervi accogliere tutti noi, come gli indiani d’America che credevano di abbandonare per sempre l’intimità profonda del loro essere rubata dall’obiettivo di Edward Curtis.

Ciò che è cominciato qualche anno fa, timidamente e per caso, è oggi un vero e proprio modo di vivere. Dal mio laboratorio di Madrid, verso le case della periferia urbana e poi in questo studio ambulante sul ciglio delle strade e dei sentieri secondari.
Ho scelto l’individuo solo e anonimo, membro però di un clan sociale ben definito, profondamente radicato in una cultura ancestrale. L’individuo consapevole della propria identità proprio quando la nostra si fa sempre più evanescente. Personaggi che vengono da tribù lontane dall’epicentro e dal benessere materiale, dal rumore uniforme della nostra società urbana. Visi che brillano di una luce diversa e di una straordinaria energia. Vorrei rompere il silenzio creato intorno a loro, ma preservarne il mistero.

Esplorare quei margini (o meglio quegli “altrove”) è il mio modo di riconoscere l’importanza del silenzio costruito socialmente, ma soprattutto di rendere omaggio a quegli “Altri Noi” testimoni di un’esistenza che è loro propria e quanto mai unica. Detentori di una straordinaria forza vitale».
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